Dal Salone 2026 emergono nuove suggestioni: il bagno oggi si sceglie con gli occhi, ma anche con la pancia, ha commentato Paolo Boschetti, responsabile commerciale di B&F Design, rientrato da Milano con molte ispirazioni per leggere il mercato e aggiornare la proposta.
Materiali più caldi, tecnologia integrata, sostenibilità raccontata meglio e una nuova idea di box-doccia, sempre più architettonico e su misura. Questo è, in estrema sintesi, il bilancio della vista di Paolo Boschetti all’atteso appuntamento milanese che qui proviamo ad approfondire…
Partiamo dalle prime impressioni “a caldo” ricavate da questa visita al Salone…
La sensazione più forte è che il bagno abbia definitivamente smesso di essere considerato uno spazio “tecnico” o di servizio. Oggi è sempre più vicino al living, anzi: in molti casi ne diventa una naturale prosecuzione. Il bagno viene pensato come un ambiente da vivere, da mostrare, da personalizzare. E questo per un’azienda come B&F Design è un segnale molto interessante, perché il box-doccia non è più solo un elemento funzionale, ma entra a pieno titolo nel progetto architettonico della casa.
Quindi non si parla più soltanto di prodotto?
Esatto. Il prodotto resta fondamentale, naturalmente, ma da solo non basta più. Al Salone si vedeva chiaramente che le aziende più interessanti non raccontavano solo misure, schede tecniche o prestazioni. Raccontavano atmosfere, sensazioni, valori. Mi ha colpito molto questa cosa: il settore sta iniziando a parlare meno “alla testa” e di più alla pancia delle persone. E anche alla loro sensibilità. Oggi chi compra vuole capire cosa sta scegliendo, da dove arrivano i materiali, quanto un prodotto è sostenibile, quanto durerà nel tempo.
Quali tendenze sono sembrate più vicine al mondo B&F Design?
Sicuramente il ritorno della materia. Il minimalismo freddo, molto pulito ma a volte un po’ distante, sta lasciando spazio a un’estetica più calda e coinvolgente. Il vetro continua a essere protagonista, ma viene interpretato in modo più ricco: superfici cannettate, texture tridimensionali, trasparenze lavorate, finiture metalliche calde come bronzo, rame, nichel spazzolato. Sono dettagli che rendono il box-doccia meno “neutro” e molto più caratterizzante.
Il box-doccia, quindi, diventa quasi un pezzo d’arredo?
Sì, ma direi anche qualcosa di più. Diventa una presenza architettonica. Le soluzioni walk-in a tutta altezza, per esempio, erano molto presenti: pareti leggere, continue, capaci di dialogare con soffitti, rivestimenti e luci. Il box-doccia separa e allo stesso tempo connette. Non chiude lo spazio, lo disegna. Questa è una direzione molto coerente con il lavoro di B&F Design, soprattutto quando parliamo di soluzioni su misura.
Parliamo di atmosfera, come venivano raccontati i prodotti negli stand?
In modo molto immersivo. Alcuni stand sembravano piccoli mondi: luci morbide, suoni naturali, profumazioni, ambientazioni da SPA domestica. Il visitatore non guardava semplicemente un prodotto, entrava in un’esperienza. Questo è un aspetto importante anche per noi: dobbiamo aiutare il cliente a immaginare come quel box-doccia cambierà il suo bagno, non solo mostrargli com’è fatto.
Quanto pesa oggi la tecnologia nell’arredobagno?
Sempre di più, ma la cosa interessante è che diventa meno invasiva. La tecnologia funziona quando non si vede troppo, quando semplifica. Al Salone c’erano specchi interattivi, sistemi di realtà aumentata, configuratori per cambiare finiture e materiali in tempo reale. Tutto questo rende la scelta più coinvolgente e aiuta il cliente a sentirsi parte del progetto. Nel nostro settore è fondamentale, perché il box-doccia va immaginato nello spazio reale, con le sue proporzioni, le sue finiture, la sua luce.
E la sostenibilità? È ancora un tema di comunicazione o sta diventando una richiesta concreta?
Sta diventando una richiesta concreta. Anzi, direi che oggi la responsabilità è parte del valore del prodotto. Non basta dire “siamo sostenibili”. Bisogna dimostrarlo, raccontare i materiali, spiegare i processi, rendere chiara la tracciabilità. Ho visto molte soluzioni con QR code, infografiche, materiali “parlanti”. È un modo per dare trasparenza al cliente. E credo che questo sarà sempre più importante anche nel segmento alto del mercato: il lusso oggi non può più prescindere dall’etica.
Che cosa può portare a casa B&F Design da questa visita?
Prima di tutto una conferma: il su misura è sempre più centrale. Non viene percepito come un extra, ma come lo standard di una proposta di qualità. Il box-doccia non si sceglie più semplicemente da catalogo: si costruisce intorno allo spazio, alle esigenze del cliente, allo stile della casa. Questo per B&F Design è un terreno naturale, perché l’azienda lavora già molto sulla precisione, sull’adattabilità e sulla cura del dettaglio.
Quindi la direzione è quella giusta?
Sì, direi proprio di sì. Il Salone ci ha confermato che il mercato sta andando verso prodotti più personalizzati, più belli da vivere, più integrati nell’architettura e più responsabili. Le collezioni firmate Bianchi & Fontana hanno già molti elementi coerenti con questa direzione: attenzione alla qualità meccanica, cura dell’installazione, sensibilità artigianale, capacità di adattare il prodotto al progetto. La sfida, adesso, è raccontare tutto questo ancora meglio.
In una frase, come immagini il bagno del futuro?
Come un rifugio personale. Uno spazio in cui materia, luce e tecnologia convivono senza forzature. E dove il box-doccia non è più un semplice componente, ma un elemento che contribuisce a definire l’identità dell’ambiente. Per me questa è la grande ispirazione che ci portiamo via dal Salone.








