Dalle brocche in camera ai primi impianti idraulici vittoriani, un viaggio nelle dimore aristocratiche britanniche per scoprire come la doccia, oggi simbolo di comfort quotidiano, sia stata a lungo una rarità e un sorprendente segno di innovazione tecnologica.
Nelle dimore di campagna della nobiltà inglese l’igiene quotidiana è arrivata tardi, e la doccia è l’ultima protagonista di questa storia. In piena età vittoriana, anche nelle grandi country house, la cura del corpo passava soprattutto da brocche e catini in camera: ci si lavava a pezzi, mentre il bagno completo restava raro e spesso legato a motivi terapeutici più che alla pulizia quotidiana.
Il bagno con vasca e rivestimenti in ceramica iniziarono a comparire nelle case dell’aristocrazia solo nella seconda metà dell’Ottocento, seguendo l’evoluzione dei sistemi idraulici e quando le prime toilette con sciacquone resero possibile concentrare acqua corrente e scarichi in un ambiente dedicato. Ma docce vere e proprie, in questi interni, erano quasi inesistenti: perfino molti grandi casati tardarono a installare bagni con acqua calda, preferendo sfruttare la servitù che trasportava secchi di acqua bollente ai piani superiori.
Eureka!
Eppure, l’idea tecnica della doccia è inglese. Nel 1767 William Feetham brevettò a Londra una “doccia meccanica” azionata da pompa a mano; all’inizio dell’Ottocento il modello Regency riutilizzava la stessa acqua, poco invitante ma ingegnoso. Solo con la diffusione di una rete idrica affidabile, dopo la metà del XIX secolo, le docce autonome poterono collegarsi all’acqua corrente, restando però una curiosità più che un’abitudine domestica.
Nelle residenze di campagna la vera svolta fu l’“Edwardian plumbing”: impianti moderni, bagni al piano delle camere, acqua calda quasi a richiesta, ma anche allora la doccia rimase per lo più un complemento della vasca: si continuava a parlare di “baths”, mentre la toilette quotidiana univa ancora catino, spugna e talvolta un bagno settimanale.
È solo dal secondo dopoguerra che la doccia diventa, lentamente, rito quotidiano. Studi sul consumo d’acqua e ricerche sociologiche mostrano come, tra anni Sessanta e Ottanta, il numero di case britanniche dotate di doccia cresca insieme all’idea di un’igiene più individuale; molti ricordi domestici parlano di bagni anni Sessanta solo con vasca, a cui si aggiunse una doccia a parete anni dopo. Oggi, nelle stesse dimore di campagna trasformate in case da weekend (e talvolta musei), la doccia è diventata simbolo di comfort rapido, con miscelatori termostatici, idromassaggi, comandi digitali.
La prima doccia tecnologica
Un aneddoto perfetto per raccontare la “doccia di campagna” passa da Cragside, nel Northumberland, una dimora vittoriana che oggi il National Trust definisce la “ultimate Victorian country house”. Qui, alla fine dell’Ottocento, il magnate e ingegnere William Armstrong trasformò una casa di campagna in un laboratorio di tecnologia: fu la prima abitazione privata al mondo illuminata con l’energia idroelettrica e dotata di acqua calda e fredda in pressione in gran parte delle stanze. Sotto la biblioteca fece costruire una spettacolare Turkish Bath suite: un piccolo centro benessere privato, con sala calda, sala fredda, vasca per immersioni e… docce, tutte alimentate dal complesso sistema idraulico della proprietà. Mentre in molte altre country houses inglesi ci si lavava ancora a pezzi con catino e brocca, gli ospiti di Cragside – tra cui il futuro re Edoardo VII, il re del Siam e l’imperatore del Giappone – potevano sperimentare un ciclo completo di bagno turco e doccia “moderna” nel cuore della campagna del nord dell’Inghilterra.
Il lato curioso è proprio questo scarto: in un’epoca in cui la doccia era vista quasi come un dispositivo medico o da bagno pubblico, Armstrong la porta in una residenza privata isolata, la collega alle sue turbine e la trasforma in una sorta di giocattolo tecnologico per stupire gli ospiti. La “doccia di campagna” diventa così un simbolo di status e di sperimentazione: un’anticipazione, in chiave vittoriana, di quello che oggi consideriamo il gesto più banale dell’igiene quotidiana.








